3 settembre 2016 - Orafi argentieri

Export: cala il comparto gioielleria.

Prendendo in considerazione i tre distretti orafi principali, ovvero Arezzo, Alessandria e Vicenza, salta fuori che tutti hanno registrato una contrazione dell’export nei primi tre mesi del 2016.
Si va dal -0,6% dell’Aretino fino al 11,5% del Veneto.
Il primo trimestre 2016 per l’oro e i gioielli made in Italy è iniziato in salita.
L’export, a livello nazionale, cala del 3,6 per cento segnando la performance peggiore dal terzo trimestre 2014.
L’analisi è quella della fornita dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e si concentra appunto sull’andamento del mercato della gioielleria nei primi mesi dell’anno.
Prendendo in considerazione i tre distretti orafi principali, ovvero Arezzo, Alessandria e Vicenza, salta fuori che tutti hanno registrato una contrazione dell’export nei primi tre mesi del 2016.
Si va dal -0,6% dell’Aretino fino al 11,5% del Veneto.
“Guardando a questo inizio 2016 – spiega Stefania Trenti, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in un’intervista al Sole24Ore – la spiegazione della peggiore performance di Vicenza è legata soprattutto all’andamento delle esportazioni in Svizzera, ma anche della contrazione di quelle verso Hong Kong, dove Arezzo invece è positiva, e negli Emirati Arabi Uniti, dove Valenza va bene”.
Un momento difficile dal quale però le imprese e le associazioni di categoria stanno cercando di uscire tentando di fare leva sui tratti distintivi e maggiormente apprezzati, delle creazioni made in Italy.
“Dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno – ha sottolineano sempre sulle colonne del Sole 24 Ore la presidente nazionale di Federorafi Ivana Ciabatti, imprenditrice a capo della Italpreziosi di Arezzo – abbiamo messo a punto un programma per l’internazionalizzazione delle imprese di settore che agisce su fattori strutturali quali la formazione di export manager da inserire nelle piccole imprese o la promozione dell’e-commerce.
Secondo un’indagine Thomson Reuters nel primo trimestre 2016 i consumi di prodotti di gioielleria a livello mondiale sono calati del 29% rispetto allo stesso periodo del 2015, con l’Asia a -32%.
È inutile far finta che il momento non sia critico, ma è importante anche elaborare una strategia che vada oltre questi dati puntando verso mercati consolidati come gli Usa che stanno crescendo oppure su nuove piazze emergenti.
L’Iran, dove sempre secondo Reuters i consumi nel trimestre sono aumentati del 12,5%.
E poi Singapore, Vietnam, Ghana, Algeria.
Del resto il settore deve all’export il 90% del proprio fatturato: fare a meno dei mercati stranieri non è pensabile.
Concretamente abbiamo sostenuto 200 aziende italiane negli Usa.
In Italia la situazione non è semplice.
Il gioiello viene percepito sempre di più come un accessorio, per questo si vendono molto di più i prodotti dei brand rispetto a quelli artigianali.
Bisognerebbe poi, tra le altre cose, rinnovare i modelli distributivi rendendoli più attuali”.

Fonte: www.arezzonotizie.it